Le figure retoriche

pagina-in-preparazioneClimax

Il climax (dal greco klímax, femminile, singolare, «scala», pronuncia: “clìmacs”), detto anche gradazione ascendente (gradatio in latino), è una figura retorica che consiste nel disporre frasi, sostantivi e aggettivi secondo un ordine basato sulla crescente intensità del loro significato (climax ascendente), per creare un effetto di progressione che potenzia l’espressività del discorso.

Esempi:

«Noi siamo usciti fore
del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:
luce intellettual, piena d’amore,
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogne dolore» (Dante – Paradiso XXX)

«Esta selva selvaggia e aspra e forte» (Dante – Inferno I)

«Da me, da solo, solo e famelico.»

Anticlimax

L’anticlìmax, o gradazione negativa, è una figura retorica che consiste in un elenco di termini o locuzioni con una progressiva attenuazione. Nel moderno umorismo l’anticlimax è la tipologia di battuta ricavata dall’accostamento di un elemento alto, nobile e universale a uno basso, prosaico e particolare.

Esempi:

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico nel fine settimana!» (Woody Allen)

Dante (inferno canto III) si ha un climax seguita da un anticlimax:
«Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle»

«Dicono, cantano, sussurrano, bisbigliano.»

Forse il più alto esempio di anticlimax nella letteratura occidentale è dato dal verso del celeberrimo monologo dell’ “Amleto”, “To die, to sleep, maybe to dream” (Morire, dormire, forse sognare).

Aprosdoketon

L’Aprosdoketon (in lingua greca antica: ἀπροσδόκητον, inatteso) è una figura retorica che consiste nell’uso di una parola o di una frase inaspettate rispetto a quelle che ci si attendeva. Si suscita in tal modo un’aspettativa che viene poi delusa o sovvertita.

Esempi:

«Tutto è bene quel che finisce male (invece di Tutto è bene quel che finisce bene)»

«“Nescio tam multis quid scribas, fauste, puellis: / hoc scio, quod scribit nulla puella tibi” (Non so, Fausto, cosa tu scriva a così tante fanciulle: so questo, che a te non scrive nessuna fanciulla).»

Reticenza

L’aposiopesi (dal greco ἀποσιώπησις aposiōpēsis, derivato da aposiōpáō, «io taccio»), chiamata anche reticenza (dal latino reticere, «tacere») o sospensione, è una figura retorica. Consiste in un’interruzione improvvisa del discorso, per dare l’impressione di non poter o non voler proseguire, ma lasciando intuire al lettore o all’ascoltatore la conclusione, che viene taciuta deliberatamente per creare una particolare impressione.

Esempi:

«E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli che è un uomo che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi…» (Manzoni, I promessi sposi)

«”Il carattere di Vincenzo era di quelli che piacciono ai giovani, per la sua loquacità, la capacità di inserire battute di spirito nelle discussioni e la generosità nell’offrire. Era un tipo che si definisce buono e caro, ma…”».

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